mercoledì, 16 settembre 2009

 

Cresciuta troppo in fretta tra le foglie di un insalata, una dieta e il fumo
di una Sigaretta.  Beve per invecchiare non per dimenticare. Si sente più bella se ha tanti uomini accanto a se, ma poi guardandosi allo specchio, si accorge che questa realtà non riesce a penetrare il suo corpo.

Cerca disperatamente nel divertimento le risposte ai suoi perchè, ride per passare il tempo, passa il tempo nel trovare spunti per ridere. Poi, si siede attorno ad un tavolino di un bar, cerca una sigaretta e smanetta il suo cellulare. Si sente troppo sola ed imbarazzata per permettersi di alzare lo sguardo e farsi vedere che non sa aspettare. Ha paura che chi cerca non arrivi e trova la sua sicurezza in un finto sms o in una chiamata di vecchi amici.

Sono i ragazzi di oggi. Siamo i ragazzi di oggi. La vita ci vuole insegnare un sacco di cose, ma siamo troppo impegnati a colmare quel vuoto infinito per poter permettere che la vita, ce lo riesca davvero a ricolmare!

 

Oggi mentre guardavo le foto del profilo di una amica, pensavo proprio a questo. Diciamo che la mia vita è stata proprio così. Un continuo rincorrere qualcosa che ti soddisfi. Appena credi di averlo raggiunto, senti già che ti è sfuggito di mano.

Forse la dieta, l'insalata e la sigaretta ti aiuteranno a raggiungerlo più velocemente. Però non so per quanto tempo riuscirai a beneficiare delle cose che raggiungi con questo metodo.

Funziona così.

Paris, così la chiamerò, di notte va nei locali per cercare di ritrovare la sua vita. Io di notte cerco di tener viva con un respiratore, un po di adrenalina ed un defibrillatore, il cuore ed il cervello di una ragazza che come lei, voleva trovare in maledetto ed esasperante modo...... la sua vita.

Roo alle 11:16 in:
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martedì, 08 settembre 2009

 

Joshi è il mio ex fidanzato. Io e lui, insomma, una storia tormentata. L' ombra di una ex che pesava grandemente sui suoi umori, con le mie incertezze e le mie indecisioni che colorivano le nostre conversazioni in frecciate distruttve. Il risultato finale? separati stiamo male, assieme altrettanto.

Ora lui sta a Città del Capo ed io a MetopolitanCity. Non ci parliamo e non ci sentiamo da mesi. Nessun contatto, nessna notizia. Tra noi, il vuoto.

Stanotte invece, l' ho sognato.

Mi sono sempre domandata come questo nostro pazzo cervello ci permetta di rielaborare in sogni quello che il subconscio nasconde. Io sto frequentando da mesi un altra persona con la quale sto bene e vivo una fase della mia vita un po più serena, eppure, stanotte ho sognato che finalmente, Joshi ritorna. Già è quel sentimento del finalmente che mi lascia perplessa. Ultimamente credevo di aver provato solo odio ed un profondo rammarico per questa persona.

Eppure stanotte, ho sognato che mi veniva a cercare e mi abbracciava. Aveva comprato per noi una casa e mi mostrava tutte le piccole cose che aveva organizzato per un futuro assieme. Nelle immagini che scorrevano nella mente sentivo che all'inizio ero restia ad accettarlo, ma come mi ha baciato ho riscoperto tutto il bene che provo ancora per lui.

Odio questo genere di sogni. Credi di aver trovato finalmente un equilibrio interiore ed invece, scopri che era tutto un sepolcro imbiancato.....

Ma qualcuno non aveva mica detto che i sogni son riflesso della felicità?? mah....

Roo alle 08:42 in:
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giovedì, 03 settembre 2009

 

Continua la perseguitante mania dei test sul "chi sei veramente" di Face Book.

Oggi navigavo sulla mia home, quando uno dei miei carissimi amici ti invita al fatidico quiz: che personalità sei. Ecco cosa mi è uscito: L' onda

Hai mai pensato di fare il medium come professione? Il tuo sesto senso è impeccabile! Percepisci quasi tutto, non ti si può nascondere niente! Se non il medium, di sicuro ti riuscirà bene fare lo psicologo: avverti gli stati d’animo altrui con un’abilità unica! Peccato che non riesci a comprendere i tuoi di stati d’animo: sei in perenne confusione fluttuando da un umore all’altro. Vivi di ricordi e per questo una volta che una persona perde la tua fiducia, ti è difficilissimo perdonarla. Sei fortemente emotivo e la tua sensibilità è così particolare che potrebbe essere apprezzata nella scrittura, nella pittura, in qualsiasi forma d’arte, se solo ti dedicassi un po’ di più all’azione e un po’ meno alla riflessione. È vero che devi conoscere te stesso per conoscere il mondo, ma il tuo problema sta proprio nel non distinguere i tuoi stati d’animo da quelli degli altri: assorbi tutte le emozioni che ti circondano diventando spesso vittima delle circostanze. Ma non deprimerti: sensibilità non è debolezza! E dovresti saperlo bene tu che sei così bravo a trovare i punti deboli degli altri!

Ora mi domando. Ma gli psicologi non hanno paura di perdere il lavoro??

Roo alle 18:05 in:
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giovedì, 27 agosto 2009
Mi capita spesso di vivere profonde crisi esisteniali, sopratutto nei periodi vicini ai compleanni degli amici. Si ma specificiamo bene, quali amici? Mica sono tutti uguali! Ci sono certe persone che si è ritenuto delle persone altamente simpatiche, amichevoli, con la quale avere significativi dialoghi di conoscenza approfondita:
 
Lei: Ciao!
Lui: Ciao!
Lei: come Stai?
Lui: bene, grazie, e tu?
Lei: Si bene, si tira avanti!
Lui: Allora buona settimana.
Lei:Si, grazie e...altrettanto (Stronzo)!
 
Il telegrafico è quel genere di amico che conosci da ormai sei anni, ma a causa della sua significativa loquacia non hai ancora capito come si chiama. Tendenziamente viaggia sempre in single ma quando esce in gruppo assume il classico confondente di "quinta parete" del locale. Fin qui tutto può ancora filare, solo che ad un certo punto, arriva il suo compleanno e tu, naturalmente, sei invitata....
 
"Certo noi ci saremo!" , potrebbe rispondere al suo modo semplice ed innocente Cinciarella (la chiaccherona di turno), mentre tu, da sotto il tavolo, cerchi disperatamente quale tra le 123 gambe è quella da pestare (...?....?....non mi tornanto i conti? chi ha lasciato a casa la protesi?). Mentre lei sta per avanzare l'inappropriato "Si", sul tuo viso appare una lampante emiparesi che ti passa dal 1° nervo facciale al sottonervo mandibolare, il quale però, scarica un imponente crisi peristaltica da stress post traumatico sul nervo oculomotore. Tradotto in termini spiccioli: la bocca ride ma l'occhio ti balla e così sembra che stai facendo un accondiscendente occhiolino a quello che dice Cinciarella, che nella sua esagerata voglia di gossip, accetta l'invito ache per te. - Bastarda APPENA ESCI TI BUCO LE GOMME - Ma la favola non termina qui.
Mentre tu mediti con sibillinica lucidità la tua vendetta perfetta, ti senti chiedere:
Già, ma adesso che cosa gli regaliamo?
E così come se non bastasse, ti senti assalire da un evidente stato di vergogna, per il desiderio premeditato di omicidio plurintenzionale, nei confronti di una persona che...tutto sommato...(al contrario di te, acida, egocentrica e pure zitella), voleva semplicemente socializzare e far sentire accettato un ragazzo dalla drammatica storia familiare, con un tradimento recente alle spalle ed un pesciolino morto in epoca infantile! (chissà perchè tutti in quel momento appaiono così?).
 
Siccome viviamo nell'era del consumismo e del super benessere psicofisico, sorge il melodrammatico quesito di cosa comprargli:
 
Un portafoglio?  - no, glielo regala la sorella! -
Un libro? - Ma dai...e se poi non gli piace il genere? -
Una camicia? - Si, ma come fai a sapere quanto porta di collo? -
Un profumo? - Beh, poi sembra che gli dici che non si lava! -
Un buono di 40 euro di gasolio all'agip? - ma dove ti saltano fuori queste idee idiote?meglio un set di copri sedili sportivi! -
Un tom tom?  - Ma vah....ha gia il palmare! -
Un Ciao, grazie per l'invito ma... sono venuta per salutarti e mangiare la pizza?  - Sei sempre la solita egocentrica nonchè taccagna e genovese!
 
Sentite non è colpa mia se questo è il primo ad ingoiarsi la lingua quando gli si chiede un dialogo? Ehi..ascoltate, mi è venuta una idea: Gli regaleremo il gioco dello scarabeo! almeno impara parole nuove...
 
....(silenzio totale)...
 
Ho capito, vada per l'abbonamento al cinema per un anno - dice l' ideatore di turno -
 
Si magari........... per 2 persone...e non da solo....
 
 
 
 
 
 
 
 
Odio i compleanni....
Roo alle 10:21 in:
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lunedì, 24 agosto 2009

 

E' da una vita che cerco disperatamente uno sfondo ideale per il mio Blog. Nella realtà dei fatti, quello attuale ha soddisfatto la mia esigenza iniziale: quella di avere il coraggio di raggiungere la città o la casa dei miei sogni.

Certo, sono ancora alla ricerca di questa meta inarrivabile, ma nel pratica dei fatti, la vera casa in cui sosto è rappresentata da un immagine un po diversa di un topolino sullo sfondo parigino.

Si tratta di un luogo pubblico, dove tutti amano fermarsi da soli o in compagnia. C'è chi ci va regolamente e chi per necessità di viaggio. Chi vuole rimane un po, altri prendono un caffè e via. Beh, trattasi di un BAR.

 
 
Perchè il bar?
 
 
Il Bar è il luogo dove ci si può permettere di far sospendere, tra le righe di un menù leggero, chiacchere, sfoghi e racconti di una vita vissuta. Sul palato, il gusto di un sapore forte e inimitabile, come quello di un caffè, mentre alle orecchie arriva un bel sottofondo di musica e schiamazzi d'amicizia.
In un bar ci si fermano persone sole, amici che non si vedono da molto, gente che sta aspettando l'inizio di una giornata o lavoratori che cercano una pausa. Tutti li, tra il bancone e i tavolini. Il rumore della strada è finalmente sorpassato. Solo chiacchere oppure un meritato giornale che racconta mille storie di cronaca che si intervallano sospesi in un incalzante silenzio.
 
Al mio Bar invece, si alternano sopratutto i miei amici..
 
Qusto luogo per noi, è stato come un incontro tradizionale. Una specie di consuetudine implicita, un'abitudine intramontabile, vecchie rievocazioni di episodi piacevolmente o tristemente vissuti. Basta poi una cioccolata o una limonata che tutto appare più chiaro. Una specie di casa degli sfoghi per coloro che, dallo psicologo, naturalmente non ci andranno mai per orgoglio.
 
Compagni di scuola, ex universitari, ostetriche, infemieri, medici e semplici operai. Maestre, assistenti sociali, architetti e avvocati. Disegnatori di gioielli, operatori telefonici, semplici impiegati e programmatori di computer. Amici, fidanzati, single o solamente innamorati. Amiche diventate madri, coetani diventati "grandi". Zii adottivi e sorelle acquisite.
Tutti li, entrano ed escono dalla porta della mia vita. Ciao Roo: che si dice?.
In realtà, da dietro il bancone della mia centrale operativa, non sono io il protagonista ma bensì loro. Forse perchè loro, sono il riflesso della mia personalità, o forse perchè sono uno dei tanti gusti con la quale zuccherare le tante tazze o bicchieri.
Insomma, tutti li. Loro per me ed io per loro. Uniti da una amicizia e legati dall'amore per questa strana, e curiosa, vita.
Insomma, cerco un bar dove farceli stare tutti...
 
Roo alle 10:50 in:
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venerdì, 14 agosto 2009

 

Mentre ci chiediamo quale principe o principessa siamo stati nel settecento, mentre pensiamo a una vita migliore di quella che conduciamo, mentre seguiamo i modelli, mentre cerchiamo di assomigliare a questo a quel personaggio, noi non siamo mai veramente li nelle cose che facciamo. Mentre ci poniamo domande su noi stessi, mentre cerchiamo di capire chi siamo e dove andiamo, stiamo compiendo il più imperdonabile degli atti: perdere quella "luce interna", quel bagliore che riposa incessantemente dentro di noi.

 

Qualche giorno fa, mentre ero sdraiata al sole, leggevo questa affermazione davvero realistica. La maggior parte di noi passa la sua esistenza a rincorrere obiettivi e ideali. Fin da quando nasci, vieni cresciuto con la "fretta" di dover raggiungere un traguardo. Alla fine poi non ci si accorge più di qual'è il limite tra corsa alla felicità o marcia verso la follia. Forse ci vorrebbe davvero qulcuno che ogni tanto ti ricordi, che alla fine, così come sei, vai bene. Una specie di amico che ti invia un sms inaspettato mentre ti lamenti che hai perso tram. Oppure un cartello pubblicitario che viene montato sullo stradone dell' aereoporto, mentre stai per rientrare dauna fantastica vacanza nella tua Mentropolitan City. Una specie di catena di inviti solidali.

Forse, così, saremo tutti un po più sereni e...meno smaniosi anche per un parcheggio perduto.....   

Roo alle 17:30 in:
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martedì, 11 agosto 2009

Come direbbe il mio primario, si tratta di un caso che stimola il vostro senso di Problem Solving. A voi buona lettura..

H: 4:06

 

 

-Drin drin-

 

 

 "Pronto, reparto neonati dell'Ospedale dei più pazzi" - Risponde la collega con me di guardia.

 

 

Una voce pacata ma squillante le risponde così:

"Si, buona sera, sono la signora Bianchi, (così la chiamerò anche se non è il suo cognome veritiero), sono stata ricoverata 20 giorni fa e ho partorito il xx settembre, (la mia collega gia sbadigliava) dimessa 10 giorni fa, il mio bambino pesava 3450gr, è uscito dal vostro reparto che ne pesava 3580, ero alla camera xx, (la mia collega si siede) poi son passata alla xx, alla fine mi trovavo meglio alla xx ma purtroppo mi hanno trasferito da voi nel reparto privato del Santa Paperina. (la mia collega si toglie il maglione per le prime vampate di nevrosi).

 

 

- "Va bene, mi dica qual'è il problema" - Le risponde con un tono di voce abbastanza scocciato. Intanto mette il vivavoce per procedere nel lavoro.

 

 

Il mio bambino all'inizio mangiava poco, poi sembrava non mangiare più, poi invece ha mangiato troppo e poi alla fine è diventato un anoressico. (la mia collega si mette le mani nei capelli). Ad un certo punto ho incontrato la dott.sa XXX che invece mi ha dato questi consigli, solo che io conoscevo anche il vostro dottore XXY che invece mi ha detto il contrario di quello che mi disse il dottore XXZ (la mia collega comincia a diventare verde). Beh, io ho un cognato che è pediatra a B*******, e invece lui mi dice una cosa diversa ancora. Però alla fine ho seguito l'istinto di mia nonna, che però è morta 3 anni fa, ed è andato meglio. (la mia collega si sta rotolando per terra in preda ad una crisi convulsiva acuta).

Io non so cosa fare adesso, finalmente è successo (la mia collega si riprende), non me lo aspettavo così..improvviso. Pensavo di non essere capace di gestirlo da sola (io ed una altra infermiera ci avviciniamo per ascoltare meglio). Sa questo è il mio primo bambino e mio marito è un dirigente della xxxxx ed io sto sempre in casa da sola (alla fine eravamo in 5 ad ascoltare). Mia sorella ogni tanto mi da una mano, lei ha già 3 figli. Infatti lei dice che un momento dove si segna la netta separazione tra madre e figlio. Però io...temevo che questo evento fosse traumatico per mio figlio.

Insomma beh, ha capito il cordone ombellicale di mio figlio è caduto (finalmente stiamo per arrivare al clou). Quando ero piccola però a mia cugina il cordone è caduto male ed  è rimasto il segno.

Però insomma, non vi voglio ora disturbare, volevo solo chiedervi una cosa: (tutto lo staf medico ostetrico ed infermieristico è in astinenza da il respiro)

 

 

"Ma ora che il cordone è caduto...."

 

 

- Eh - dice istericamnte la mia collega.

 

 

" Si beh, ora che sono certa che si è proprio staccato"  

 

 

- Si, lo abbiamo capito -

 

 

".....lo butto nel sacchetto dell'umido o del secco?"

 

 

 - Signora...... -

 

 

 

(forse è meglio che non vi spiego il commento finale)

Roo alle 21:31 in:
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domenica, 09 agosto 2009

 

Una storia non è fatta solo di un inizio e di una fine. C'è sempre qualcosa che la precede e qualcuno che la seguirà, oltre l'ultima parola.
.....
Un giorno attraversi un frammento della tua città. Visto e rivisto, eppure capace di stupirti in qualche suo piccolo nascosto particolare. Lo attraversi e non stai cercado niente. Nessuna novità. Sei lì come lo sei stato tante volte in passato. Sei lì e vedi qualcuno. Di cui non sai nulla. Nemmeno ora che scrivi e che è passato del tempo. Qualcuno che ti suggerisce senza nemmeno saperlo una storia. Una storia che praticamente si è scritta da sola.
 
Questa storia le ho dato un titolo, così come ho dato un nome a te. Costretto a darti un nome inventato perchè non ti conosco. Perchè ti ho visto passare e parlare al cellulare.
Ti ho poi cercato per dirti grazie, per dirti che a volte le persone spalancano porte di cui non sapevano nemmeno di avere la chiave. Non ti ho più trovato. Non so chi sei, nè dove sei ora. Ma ti dedico queste pagine. Le scrivo sperando che tu possa leggerle, riconoscerti e un giorno farti rivedere. Per sapere qual' è il tuo nome vero, per ridere con te delle cose che ho immaginato ti accadessero. Per capire che legame c'è tra realtà e fantasia. Per capire con quanto di te ti ho realmente vestito.
Mi sono divertito a immaginare la tua storia, la tua vita, e le cose che sono venute ad abitare nella mia fantasia le ho scritte su questo libro.........
da: federico Moccia in Cercasi Disperatamente Niki.
Ogni volta che rileggo questo brano mi vengo i brividi, già, perchè a me, la favola del Cercasi Disperatamente Niki, è successsa davvero.
Era più o meno un anno e mezzo fa. Io avevo il cuore appezzi per il mio unico ed indimenticabile amore, (di cui non vi ho ancora parlato), Firmino.
Era uno di quei momenti dove la vita, pensi che non potrà mai più ricominciare. Vai avanti e cammini solo per un fottuto senso di inerzia. Già, un fottuto senso di inerzia. In pratica ero incazzata con il mondo, con l' ingiustizia della vita e la maledetta ironia della natura o del destino. Va beh, in qualunque modo, stavo bene nel mio brodo di rabbia. Alla fine ho capito, che i momenti in cui ti accade l'impossibile, sono quelli più impensabili. Proprio come questo.
Ero in reparto e stavo finendo di compilare le cartelle dei nuovi ingressi. Dopo 12 ore di turno pazzo e disperato cercavo un po di sosta. L'aria condizionata rotta, i pazienti matti, i colleghi deficenti, ed io, con una voglia di dire parolaccie e basta. Ad un tratto alzo lo sguardo e vedo un ombra con il camice bianche e divisa blu. Penso di aver visto male, perchè in tutti questi anni di lavoro nell' Ospedale dei più pazzi non ho mai visto questo ragazzo. - Chi è? e dove lavora? - mi chiesi - Ma sopratutto - Come cavolo fa ad assomigliare così tanto a...lui...Firmino.
Mi sono alzata di scatto buttando fogli e penne all'aria, corsi fuori dalla guardiola per cercare di vedere dove andava. Purtroppo non lo ritrovai più. Zero. Come una visione ad occhi aperti.
Questo evento fu per me un segno che sottoscriveva la mia probabile, ma ora certa, pazzia mentale. Credere di aver visto Firmino, in reparto, vestito da medico ed in più con la stessa scia di profumo addosso che ha sempre avuto negli anni precedenti.
Beh, in pratica non fu pazzia. Quel ragazzo c' era. Ma non era Firmino. Fu così che conobbi il mio Cercasi disperatamente Niki, che poi, alla fine, per miracolo, diventò Hony. Il mio caro e splendido migliore amico, Hony.
ma questa è un altra storia e prima poi, non potrò non raccontarvela per via del suo incredibile risvolto...
Tutto, come una favola di un libro, cercasi disperatamente il tuo nome, Niki
Roo alle 11:58 in:
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venerdì, 24 luglio 2009

 

La cacatina d' uccello è uno dei più incomprensibili e temuti inconvenienti della vita.

Mentri sei presa dalle tue preoccupazioni insolubili, flac, ti cade addosso in maniera egoisticamene invadente. Incazzata, alzi gli occhi e ribatti: merda!

Quando ti cade una cacatina sul vestito, sei obbligata a resettare il piano programmi della tua giornata. Devi, spostare il tuo appuntamento per tornare a casa (ricordando amaramente della litigata che hai appena fatto per conquistare quel buco miserabile di parcheggio), pensare a quale vestito nuovo indossare (cazzo proprio adesso che avevi sbattuto tutti i tuoi vestiti in lavatrice), cercare una scusa più ideale per giustificare il ritardo (mica puoi dire che sei stato colpito da una verdastra merda di piccione), e ..trovare un modo rapido e sicuro per....non farti vedere da altre persone per strada (puntualemente tutte attrate in quel luogo da una gravitario gioco di sfighe).

Un unico particolare : sulla strada di ritorno, incontrerai qualcosa che ti fa piacevolmente cambiare idea.

Alla fine della favola , tutto ti si stravolge. All'appuntamento non ci vai più e scopri di aver trovato qualcosa di molto più, inaspettatamente, interessante.

Una ironica metafora. Ma rende bene l'idea, di come la vita può vertiginosamente cambiare nel giro di una... cacatina d' uccello!

Roo alle 15:37 in:
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lunedì, 20 luglio 2009

 

La complicata storia dei social network mi attrae sempre di più. A volte mi chiedo come un banalissimo "sito" possa riuscire ad incollare milioni di persone in tutto il mondo ad uno sterilissimo schermo del computer. Con me c'è riuscito alla grande, naturalmente dopo il fenomeno dei Live Space e dei blog. Non è solo una questione di "rimanere in contatto con le persone della tua vita", perchè ad essere sinceri, credo che il 60% delle persone ha si, una significativa curiosità nel rincontrare i così detti vecchi compagni di classe, ma appena comincia ad essere TAGGATO nelle terribili foto di classe, si pente amarAmente della scelta fatta. Ma allora che cosa ti fa rimanere sempre li incollata?

Quando non hai nessuno con cui chattare, scrivi qualche frasuccia sulla bacheca di conoscenti nella speranza che si scateni una discussione travolgente. Quando hai finito pure di scrivere sulla bacheca di tutti i tuoi 300 amici, cominci a iscriverti ai gruppi "QUELLI CHE...". Quando hai finito pure i gruppi di appartenenza etno-psico-bio-tecno-fisico sociologica, diventi FAN  di PATATINE FRITTE o PIUMONE.

Quando ormai tutto il mondo sa che mentre vai in macchina canti a squarciagola, e che mentre dormi spesso sogni di cadere, allora rimangono loro, i temuti QUIZ!

Di che colore è la tua anima, che frutto sei, che torta sarai, che lavoro avresti dovuto fare, quanto sei permaloso nella vita, sei bravo a baciare, in che città dovresti abitare, qual'è l' auto che fa per te, quanto sei donna-uomo-etero-gay. Qual' è il nome di chi ti ama, chi ti odia, la favola che più ti ha turbato psicologicamente, la laurea che avresti dovuto intraprendere, l' aforisma di oscar wilde che più descrive la tua vita.

E volete sapere una cosa? Come si direbbe a Roma: Ahò, ma sti cosi avorte che pijano davero!

Sapevo che la tecnologia stava prendendo sempre più piede nella nostra personal life, ma addirittura trovarmi nella home page il dimmi come caghi e ti dirò che sei...proprio è un oltraggio alla PRIVACY DEL MIO WATER!

Roo alle 14:41 in:
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